Vorrei
segnalare a tutti gli appassionati di archeologia e di mondo antico
le bellissime conferenze che si trovano su You Tube “Luce
sull'archeologia.” Che queste conferenze si tengano proprio nei
presi della Curia
Pompei,
a pochi passi da dove venne ucciso Giulio Cesare lo trovo un fatto
particolarmente bello e commovente. Davvero una bellissima
iniziativa, non solo per coloro che hanno la fortuna di poter essere
presenti in teatro ed assistere alle conferenze dal vivo, ma anche
per tutti coloro che, non essendo presenti a Roma, hanno la fortuna
di poterle visionare online. Esperti di storia e di archeologia come
ad esempio il prof. Eugenio La Rocca o il prof. Luciano Canfora o il
prof. Paolo Sommella (per citare solo qualche nome) parlano di storia
e di archeologia in modo preciso coinvolgente e appassionante.
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giovedì 22 novembre 2018
domenica 4 novembre 2018
DENARIO DI ADRIANO
La nuova moneta che vi presento è un altro denario dell'imperatore Adriano (Cohen 374 tomo II pag 138):Sul dritto è raffigurato l'imperatore sulla base però di un ritratto differente rispetto alla moneta precedente, l'inscriptio è HADRIANUS AUGUSTUS; sul rovescio la libertas che stavolta è raffigurata in piedi con il cappello e lo scettro e la scritta COS III (console per la terza volta) Questa moneta è catalogata al numero 175 del volume terzo di The Roman Imperial Coinage pag 360. Sulla base della titolatura e del ritratto imperiale Harold Mattingly la cataloga come successiva alla precedente, appartenente ad un periodo compreso tra il tardo 125 e l'inizio del 128 d.C.
sabato 3 novembre 2018
DENARIO DI ADRIANO
La moneta che presento in questo post e' un denario dell'imperatore Adriano il grande viaggiatore filelleno. (Cohen 906 tomo II a pag 181) Sul dritto della moneta è raffigurato l'imperatore con la inscriptio IMP.CAESAR.TRAIAN.HADRIANUS AUG. Sul rovescio la Libertas seduta a sinistra con il berretto e lo scettro con sotto la scritta LIB.PUB. Intorno la scritta P.M TR (P) COS III. Questa moneta è catalogata al numero 128 di The Roman Imperial Coinage vol. 3 pag 355. Appartiene ad una coniazione del terzo consolato (119 d.C, tutte le coniazioni successive a questa data (119-138) appartengono al terzo consolato, dato che l'imperatore non rivestì più questa carica negli anni successivi, di qui la difficoltà di ottenere una successione cronologica convincente delle numerose coniazioni successive attraverso l'analisi della titolatura imperiale e l'analisi delle tipologie dei ritratti imperiali) dell'imperatore e più precisamente il Mattingly la data, vista la titolatura imperiale (compare ancora il nome di Traiano, quindi è vicina all'adozione di Adriano da parte di questo sovrano) e il tipo del ritratto dell'imperatore, tra il 119 e il 122 d.C
venerdì 23 febbraio 2018
SESTERZIO DI FAUSTINA MAGGIORE
La moneta che vi presento in questo post è un sesterzio che raffigura Faustina I (Maggiore) la moglie di Antonino Pio (Cohen 210 tomo II a pag.430) nonchè madre di Anna Galeria Faustina, moglie di Marco Aurelio (Faustina Minore). Sul dritto abbiamo l'immagine dell'imperatrice e l'inscriptio DIVA FAUSTINA, sul rovescio è raffigurata Giunone con la patera e lo scettro con la scritta IUNO (la “I”è abrasa in questo esemplare) e SC (Senatusconsulto). Questa moneta è catalogata in The Roman Imperial Coinage vol 3 al numero 1143 a pag.165.Si tratta di una moneta posteriore al 141, dato che Faustina è chiamata “diva”: dunque di una coniazione post mortem. Questa moneta è connessa ad una celebre iscrizione assai nota che si trova nel Foro Romano sull'architrave del tempio di Antonino e Faustina DIVO ANTONINO ET DIVA FAUSTINA EX S.C. La defunta Faustina è associata ad una grande quantità di divinità e personificazioni nelle coniazioni a lei destinate dal marito (Vesta, Giunone, Venere, Eternità, Concordia Etc.. Roman Imperial Coinage III, pag 67-77 e 157-170)
domenica 11 febbraio 2018
L'ASSE DI MARCO VIPSANIO AGRIPPA
RECENSIONE:LA STORIA ROMANA DI THEODOR MOMMSEN
Sono assai lieto di ripublicare sul mio blog questa recensione di un libro a me molto caro, apparsa qualche anno fa su una rivista letteraria.
LA
STORIA ROMANA DI THEODOR MOMMSEN
I
Scritta dal grande antichista e studioso di storia romana Theodor
Mommsen (1817-1903) tra il 1854 e il 1856, essa venne pubblicata
dagli editori Weidmann di Berlino e conobbe subito uno straordinario
successo di pubblico,tanto da venire subito ristampata e tradotta
nelle principali lingue europee:in francese nel 1863,in italiano nel
1864. Composta tra la Storia Romana di Bartold Georg
Niebuhr(1776-1831),prima opera storica moderna che si rivolge a una
critica diretta delle fonti, (apparsa in prima stesura nel 1811-1812,
poi rielaborata nel 1827-1828) e la Storia dei Romani in quattro
volumi del nostro Gaetano De Sanctis (professore di storia romana a
Torino e poi a Roma, erede della cattedra di Karl Julius Beloch,di
cui mi piace ricordare qui la Storia Romana apparsa nel 1926);la
Romische Geschichte del Mommsen non è affatto un’opera di mero
interesse antiquario, bensì rappresenta ancora una indispensabile
lettura per tutti coloro che vogliano approfondire la storia romana,
ricca com’è di interessanti e originali intuizioni che offrono al
lettore contemporaneo sempre nuovi spunti di riflessione critica. Si
tratta quindi, come sempre accade ai lavori scritti da grandi
studiosi, di un’opera non defunta,bensì sempre viva nel moderno
dibattito storiografico. Mommsen divide questa storia della Roma
Repubblicana, in cinque diversi libri, contenuti nell’edizione
italiana della Sansoni in due volumi, composti ciascuno di due tomi
per un totale complessivo di 2449 pagine assai dense di contenuti. Il
libro primo,“Dalle origini sino alla cacciata dei re di Roma”, si
occupa della antichissima storia dei romani(capitoli.4-5-6-7) e dei
popoli italici:le popolazioni umbro-sabelliche(c.8), gli
Etruschi(c.9) ,i Greci e i Cartaginesi stanziati in Italia(c.10);
contiene inoltre interessanti capitoli dedicati al diritto romano
(c.11), alla religione romana (c.12), allo sviluppoeconomico dei
primordi(c.13), ai sistemi di misurazione e di scrittura(c.14),ed
all’arte (c.15).Occorre che il lettore leggendo queste pagine tenga
ben presente che,quando Mommsen scriveva alla metà dell’ottocento
questi capitoli, non era ancora nata la moderna indagine archeologica
a Roma(gli scavi nel Foro sono stati iniziati solo nel 1898 da
Giacomo Boni e tutto il materiale accumulatosi da allora,è poi stato
reso disponibile solo a partire dal 1955 nella pregevole opera in sei
volumi dell’archeologo svedese Einar Gjerstad Early Rome)e che lo
studio delle popolazioni italiche preromane era soltanto ai
primordi;ciò rende ancora più straordinario e significativo lo
sforzo di sintesi e l’acutezza dimostrate dal Mommsen nel trattare
tempi remoti e resi oscuri da quel problema che è stata definito da
Aldo Schiavone, nel primo volume della Storia di Roma Einaudi,
come“interdizione della genesi”.( pag.546) Il libro secondo,
intitolato”Dall’abolizione dei re di Roma sino all’unione
dell’Italia”, tratta i temi del passaggio dalla monarchia alla
repubblica (c.1),la secessione dei plebei,la fondazione del tribunato
e il decemvirato(c.2),la ricomposizione del conflitto tra gli ordini
e la formazione della nobilitas patrizio-plebea(c.3), il conflitto
con Veio e l’invasione gallica(c.4),la sottomissione dei Latini e
le guerre sannitiche (c.5-6),la guerra contro Pirro e l’unificazione
dell’Italia (c.7). I restanti capitoli sono dedicati alla storia
culturale, trattando il diritto, la religione,l’arte e la scienza
dell’età medio-repubblicana (c.8 e c.9).In questi due libri quindi
Mommsen esaurisce la trattazione dell’età arcaica e tardo-arcaica
di Roma, quella che per lo stato complesso e confuso delle nostre
fonti è la più ardua da
ricostruire. Con il terzo libro, intitolato “Dall’unione d’Italia
sino alla sottomissione di Cartagine e degli stati Greci”, Mommsen
tratta invece dell’espansione nel Mediterraneo delle repubblica
romana. Dopo essersi soffermato su Cartagine e la sua civiltà(c.1),
Mommsen narra la prima guerra punica (c .2),la guerra illirica e la
guerra contro i Celti dell’Italia settentrionale (c.3),l’espansione
dei Barcidi in Spagna(c.4),la seconda guerra punica e la prima
macedonica (c.5-6),l’espansione in occidente e le guerre contro gli
Iberi(c.7),la seconda guerra macedonica(c.8),la guerra contro Antioco
di Siria(c.9),la terza guerra macedonica(c.10).Concludono questo
libro,come i precedenti ,alcuni capitoli dedicati alla storia della
civiltà romana di questo periodo(c.11-14). Il quarto libro,
intitolato“La rivoluzione”,tratta la guerra numantina(c.1),le
riforme dei Gracchi (c.2-3),la restaurazione antigraccana e la guerra
con Giugurta (c.4),la guerra cimbrica(c.5),i tribunati di Saturnino e
Glaucia(c.6),la guerra sociale (c.7),la prima guerra
mitridatica(c.8),Cinna e Silla(c.9),la costituzione sillana
(c.10),infine gli aspetti culturali dell’età graccana e sillana
(c.11-13).L’ultimo libro,il quinto, intitolato “La fondazione
della monarchia militare”, concerne l’estrema età
tardo-repubblicana:Marco Lepido e Quinto Sertorio(c.1),la
restaurazione sillana e Lucullo (c.2), l’emergere di Pompeo(c.3), le
campagne militari di Pompeo in Oriente contro i Pirati e
Mitridate(c.4), la congiura di Catilina(c.5), il primo
triumvirato(c.6), la conquista della Gallia da parte di
Cesare(c.7), Roma al tempo del triumvirato e i disordini di
Clodio(c.8) ,la guerra partica con la morte di Crasso e lo scoppio
della guerra civile(c.9), le fasi della guerra civile tra Cesare e
Pompeo(c.10), la dittatura di Cesare e la fondazione della
monarchia(c.10) ,infine religione,cultura ed arte nell’età
cesariana (c.11).
II
Conclusa la presentazione dell’opera, seppure in semplice forma di
sommario, vorrei ora brevemente
soffermarmi sul valore letterario di essa. Infatti non v’è alcun
dubbio che, anche a voler prescindere dal valore storiografico che ad
essa deriva dalla straordinaria erudizione dell’autore, il quale
ben padroneggia le fonti documentarie, sia di natura letteraria che
epigrafica, sulle quali basa la sua ricostruzione; gran parte del
fascinoso valore di questo monumento della cultura ottocentesca
europea, risieda nelle qualità della scrittura e nell’abilità del
Mommsen scrittore di presentare i protagonisti principali della sua
narrazione. Per questa sua abilità letteraria forse oggi non molto
nota, ma un tempo universalmente riconosciutagli, il grande storico
venne giustamente insignito del premio Nobel per la letteratura nel
1902. Leggendo il complesso periodare mommseniano,ci si accorge della
grande qualità letteraria e retorica della scrittura dello studioso
tedesco,nonché della sua grande capacità di narratore e di
ritrattista di indimenticabili caratteri che possiedono per il
lettore di oggi un notevole valore dal punto di vista artistico.
Ciascun personaggio infatti viene tratteggiato dal Mommsen,ora in
maniera positiva ora in maniera negativa, non solo attraverso il suo
personale giudizio di storico di professione,ma anche attraverso
l’acume del politico attivo e la sensibilità del fine moralista.
Tra i personaggi caratterizzati in maniera assai positiva voglio
citare qui Quinto Sertorio,l’ufficiale sabino di parte
mariana,rifugiatosi in Spagna che tenne testa per anni agli eserciti
sillani che Roma gli inviò contro, e che alla fine dovette
soccombere per il tradimento dei suoi.(72 a.C). A lui Mommsen dedica
questo splendido e commosso elogio funebre:”Così finiva la sua
vita uno dei più grandi uomini,per non dire il più grande,cui Roma
avesse dato finora i natali,un uomo che in circostanze più fortunate
sarebbe stato il rigeneratore della sua patria,e moriva per il
miserabile tradimento d’una miserabile banda di emigrati,ch’esso
era stato condannato a
capitanare contro la patria. La storia non ama i Coriolani; anche per
questo uomo, il più magnanimo, il più geniale, il più degno di
compassione ,essa non ha fatto eccezione.”(volume 2,tomo
2,pag.600). Si confronti questo elogio funebre con quello assai
ambiguo di Marco Porcio Catone Uticense, l’ultimo dei
repubblicani ,personaggio seppur rispettato in certa misura, sotto più
aspetti assai inviso,anzi direi decisamente antipatico al
Mommsen:”Catone non era affatto un grand’uomo, ma nonostante
quella miopia, quella stoltezza e noiosa aridità delle frasi fatte
che lo caratterizzarono nel suo tempo e in tutti i tempi come
l’ideale del repubblicanesimo sventato ed il beniamino di tutti
coloro che civettavano con quell’ideale, egli però era il solo che
rappresentasse con onestà e con coraggio il grande sistema nella sua
agonia. Catone ha avuto una parte storica molto più importante che
non molti altri uomini a lui superiori,poiché a fronte della
semplice verità la più scaltra menzogna non regge,e poiché ogni
grandezza e splendore della natura umana si appoggia infine
sull’onestà e non sull’intelligenza.”(volume 2,tomo
2,pag1089).Ho cercato attraverso queste due semplici citazioni
concernenti due figure tragiche della storia romana,diversamente
caratterizzate dal Mommsen,di fornire al lettore una sia pur sommaria
idea dell’abilità del grande storico tedesco nel ritrarre i
protagonisti della sua narrazione. Il valore letterario dei
personaggi del Mommsen risulterà naturalmente evidente a colui che
vorrà accingersi a leggere interamente l’opera oggetto di questa
mia recensione,ciò spero possa accadere anche grazie a questo mio
modesto contributo.
L'astrofilo filosofo
RECENSIONE:LA STORIA DELLA GIURISPRUDENZA ROMANA DI FRITZ SCHULZ
Sono assai lieto di ripubblicare sul mio nuovo blog questa recensione apparsa qualche anno fa su una rivista letteraria.
I Molti lettori avranno una certa dimestichezza con gli autori e la storia della letteratura latina grazie ai loro studi liceali o universitari. Meno diffusamente conosciuta è invece la tradizione letteraria giuridica latina, proprio ad essa, nonché al metodo, ai caratteri e ai procedimenti dell’antica giurisprudenza romana è dedicato il libro dello studioso tedesco Fritz Schulz (1879-1957) oggetto della presente recensione. Esso costituisce, insieme ai Prinzipien des romischen Rechts, in cui lo Schulz aveva cercato di enucleare i concetti fondamentali su cui i Romani basavano ed elaboravano la loro esperienza giuridica e al Classical Roman Law, una ricognizione sistematica degli istituti del diritto privato romano al suo apogeo, una sorta di trilogia atta a fornire un quadro completo dell’esperienza giuridica latina. Il libro, scritto durante la seconda guerra mondiale, possiede l’autorità di un classico ed è esemplare per la chiarezza e l’eleganza con cui è scritto, secondo il canone della migliore storiografia anglosassone. Schulz, infatti, a causa della sua origine ebraica si trasferì in Inghilterra durante il regime hitleriano per sfuggire alle persecuzioni naziste. L’Opera è divisa in quattro sezioni. Nella prima, la più breve, intitolata “Il periodo arcaico”, lo studioso si occupa dei primordi della giurisprudenza romana, analizzando l’antico collegio sacerdotale dei Pontifices custode del diritto sacro nonché dei formulari del diritto privato. Schulz intende chiarire soprattutto il profilo sociologico di questi giuristi-sacerdoti romani, puntualizzando che essi non erano tanto dei sacerdoti spirituali o carismatici in senso orientale, quanto piuttosto tipici honoratiores nel senso di Max Weber: persone cioè di alto rango sociale a cui la posizione economica permetteva di assumere le più alte cariche pubbliche dello stato senza compenso alcuno. Si sofferma poi sulla più nota caratteristica del diritto romano arcaico: il formalismo degli atti giuridici e negoziali destinato a lungo a permeare lo spirito del diritto e a manifestarsi nelle forme tipiche (certa verba) di una ristretta rosa di negozi giuridici, adattati poi dalla giurisprudenza pontificale e laica nel corso del tempo a svolgere nuove funzioni (ad esempio la mancipatio che fu secondo Schulz “plastica e adattabile”, cioè capace di applicazioni estensive produttive di nuovi effetti giuridici.) Nella seconda parte, intitolata “Il periodo ellenistico”, viene descritto il progressivo sviluppo autonomo della giurisprudenza laica. Largo spazio viene dedicato all’ingresso nella scienza giuridica romana della dialettica greca ( “il saper dividere per generi” caro al Sofista di Platone) capace di sistematizzare il pensiero giuridico romano e di trasformarlo in un sapere atto a produrre una scienza giuridica specialistica di stampo ellenistico. Nasce così una vera e propria letteratura giuridica romana, che ha nei 18 Libri iuris civilis di Quinto Mucio Scevola (console del 95 a.C., nonché maestro di Cicerone) l’opera capitale di quest’epoca. Discreto spazio è inoltre dedicato a puntualizzare i rapporti tra scienza giuridica e avvocatura che, basata sullo sutdio della retorica, deve essere rigorosamente distinta dalla prima (si veda la Pro Murena e ciò che Cicerone dice del giurista Servio Sulpicio Rufo, console nel 51 a.C) E’ questa l’età in cui l’antico diritto civile romano stempera il suo formalismo nella nuova procedura giudiziaria del processo formulare, grazie all’attività del Pretore manifestantesi nel suo Editto (aveva perfettamente ragione Giambattista Vico nel De uno universi iuris principio et fine uno del 1720 –cap.CLXVI- a definire il pretore “custode del diritto privato romano”) in gran parte frutto del lavoro dei giuristi che assistevano lui e le parti in giudizio.) Nella terza parte “Il periodo classico” Schulz si occupa della giurisprudenza del principato da Augusto a Diocleziano, lo studioso analizza le novità introdotte dalla nuova figura del princeps attraverso l’introduzione dell’istituto del “ius publice respondendi” da intendersi come concessione del principe ai giuristi di dare responsa auctoritate imperatoris. L’antica figura dell’aristocratico giurista repubblicano viene gradatamente affiancata e poi sostituita da un nuovo tipo di giurista subordinato al sovrano e inserito nei nuovi uffici imperiali. Largo spazio è dato alla letteratura giuridica del principato, su di essa mi soffermerò brevemente in seguito. Nella quarta parte, intitolata “Il periodo burocratico”, Schulz descrive la giurisprudenza del tardo-antico caratterizzata da una completa burocratizzazione e alimentata da diverse tendenze, spesso tra loro contrastanti: la tendenza classicizzante, quelle alla stabilizzazione, alla semplificazione, all’umanizzazione ed infine alla cristianizzazione del diritto. E’ l’età della codificazione del sapere giuridico, dai primi Codices privati di costituzioni imperiali dell’età dioclezianea, Gregorianus e Hermogenianus, passando attraverso il Codex Theodosianus del 438,si giunge alla grande impresa del Corpus Iuris Civilis di Giustiniano: il primo Codex del 529; i Digesta seu Pandectae del 533 d.C., un’antologia delle opere dei principali giuristi classici; le Institutiones, opera sul diritto elementare in quattro libri ed infine la nuova raccolta di leggi imperiali, il Codex repetitae praelectionis del 534 d.C. Con Giustiniano cessa l’antica scienza giuridica romana e nascono la romanistica in occidente e la bizantina in oriente.
II
Il capitolo quarto della parte terza è, come Schulz stesso riconosce, il più
importante di tutto libro ed è dedicato alle opere principali della
giurisprudenza classica, quelle da noi meglio conosciute perché da esse
Giustiniano e il suo giurista Triboniano trassero i brani da inserire nel
Digesto. Ora tesi fondamentale dello Schultz è che il dettato classico di
queste opere di cui noi conserviamo ampi lacerti nel Corpus Iuris sia irrimediabilmente andato perduto, perché le opere
dei giuristi classici vennero drasticamente
sottoposte a frevisionme nella prima età postclassica, (seconda metà del
III secolo-prima metà del IV) pregiudicando così la nostra possibilità di una
ricostruzione palingenetica letterale degli scritti dei giuristi classici. Qui
mi limiterò semplificando a passare in rassegna brevemente i principali generi
ed opere della letteratura giuridica classica, rimandando alo testo dello
Schultz per un’analisi dettagliata.
1)Letteratura isagogica, cioè elementare. Si tratta di opere brevi e dal
contenuto quasi manualistico: Libri tres
iuris civilis di Massurio Sabino (I sec. d.C.); Institutiones di Gaio (II sec. d.C), opera importante perché giuntaci quasi completa nel famoso
palinsesto veronese scoperto dal Niebuhr nel 1816; Institutiones di Fiorentino (II sec. d.C.) di cui nulla rimane; Enchiridion di Pomponio (II sec. d.C.),
da cui nel Digesto venne tratto il breve frammento del secondo Titolo “De origine iuris et omnium magistratuum et
successione prudentium” assai importante per la storia giuridica, anche se
purtroppo molto corrotto perché sunteggiato in età postclassica. 2) Commentari, soprattutto nella forma del
commentario lemmatico. Quest’ultimo viene così definito da Schultz (pag
327): “ Il testo commentato e il commento sono opere separate, scritte su
rotoli separati e il lettore è informato del passo commentato per mezzo di
lemmi, cioè di estratti del testo.” Questo genere lo si può dividere in due
sottogeneri fondamentali: commentari
agli editti del pretore e dei governatori provinciali e commentari ad opere giuridiche di altri giuristi. Appartengono al
primo sottogenere le seguenti opere: Ad
Edictum di Labeone (I sec. a.C.-I sec d.C.) in 30 libri, Ad Editum di Pomponio in 150 libri, Ad Edictum di Giulio Paolo (fine
sec.II-inizio III d.C) in 80 libri, Ad
Edictum di Ulpiano (III sec.d.C. prefetto del pretorio sotto Alessandro
Severo) in 83 libri. Appartengono invece al secondo sottogenere i 39 libri Ad Quintum Mucium e i 35 libri Ad Sabinum di Pomponio, i 16 libri Ad Sabinum di Giulio Paolo, i (forse) 62
libri sempre Ad Sabinum di Ulpiano. 3)Letteratura problematica. In questo
terzo grande genere sono raccolte opere dedicate esclusivamente ai ai problemi
più difficili e alle più imbarazzanti questioni di diritto. Si tratta del
genere più congeniale al tipo di giurisprudenza casistica (cioè dei casi concreti) sviluppata dai
giuristi romani a lungo alieni dal formulare i principi giuridici in forma
astratta ed universale. Queste opere hanno spesso i titoli di Digesta, Responsa, Quaestiones,
Disputationes. Tra le opere più celebri di questo genere: i 39 libri di Digesta di Celso figlio (I-II sec.d.C),
i 90 libri di Digesta di Salvio
Giuliano (il giurista che, su incarico di Adriano, nel secondo secolo d.C.
diede definitiva sistemazione all’Editto del pretore trasformandolo da lex annua in edictum perpetuum),i 40 libri di Digesta di Cervidio Scevola (II sec. d.C.), i 37 libri di Quaestiones e i 19 di Responsa
di Emilio Papiniano (prefetto del pretorio di Settimio Severo fu fatto uccidere nel 212 d.C. da Caracalla
in seguito all’assassinio del fratello Geta), i 26 libri di Quaestiones e i 23 di Responsa di Giulio Paolo, infine i 10
libri di Disputationes di Ulpiano.
Rimando al testo dello Schultz il lettore interessato ad approfondire la
conoscenza di altri generi minori quali i commentari a singole leges e senatusconsulta ( ad esempio le molte leggi augustee), opere
monografiche (piuttosto rare), opere concernenti il diritto pubblico, la più
celebre delle quali è il De officio
proconsulis di Ulpiano.
L'astrofilo filosofo
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